I vini di Raffaele Campagnano

17.06.2020

La famiglia Campagnano è una delle più antiche di Castel Campagnano e ha profuso nelle attività agricole molto del suo impegno. La storia più recente vede nel capostipite Nicola Campagnano, vissuto a cavallo dei secoli XIX e XX l'avvio della viticoltura e olivicoltura in modo intensivo. Il vino prodotto veniva conservato nelle cantine scavate nel tufo del centro storico del paese ove aveva stabilito la sua residenza (1879). Tale attività fu condivisa con il figlio Paolo per un periodo piuttosto breve a causa della sua prematura scomparsa. Resse da solo le sorti dell'azienda in attesa del piccolo nipote Nicola. Quest'ultimo ha guidato la famiglia per molti decenni. I figli hanno continuato l'attività ed oggi i nipoti hanno dato nuovo impulso avviando un processo di ammodernamento e potenziamento sia nei sistemi di allevamento che di trasformazione sia delle uve che delle olive rimanendo sempre fedeli ai principi della tradizione e della centenaria esperienza trasmessa da padre in figlio. Le uve da sempre coltivate sono state pallagrello nero, il pallagrello bianco e il casavecchia. Le olive prevalentemente delle varietà caiazzana e ortice.

Oggi pertanto Tenuta Campagnano, erede e custode di tale tradizione, si presenta sul mercato con i suoi superbi vini e a breve anche con il suo pregiato olio.L'Azienda si trova in Castel Campagnano. I terreni sono sia collinari che pedo-collinari, ricchi di argilla e baciati dal sole che fa capolino tra le montagne del Taburno fin dall'alba. Una buona ventilazione rende il clima sufficientemente asciutto così da consentire una maturazione dei grappoli equilibrata e senza malattie. La particolare struttura del terreno conferisce alle uve aromi e profumi che trasferiti nel vino ne fanno un prodotto unico di gran pregio. La consistenza é di 5 ettari di vigna allevati a spalliera con il sistema Gujot, e 5 ettari di uliveto allevati a vaso.


Le uve

Il pallagrello è un vitigno autoctono della provincia di Caserta coltivato nei comuni dal Caiatino al Matesino. E' da sempre maggiormente presente nel territorio di Castel Campagnano e Alvignanello (frazione di Ruviano). Affonda le sue radici, presumibilmente, nell'antica Grecia. Il suo nome deriva probabilmente dalla definizione dialettale "uva pallarella" dovuta alla forma dell'acino piccolo e rotondo. E' l'unico esempio di uva a bacca nera e bianca. E' un vitigno vigoroso che ben si adatta ai terreni argillosi e piuttosto secchi. Il nero ha una resa per ettaro di circa 80 q.li. Il bianco di circa 70. Il grado alcolometrico raggiunge i 12,50- 13 % Vol con facilità.

I Borboni lo impiantarono nella vigna del ventaglio, lo preferivano a tavola ed era il vino dei ricevimenti ufficiali. Il bianco era particolarmente apprezzato.

Il nero si caratterizza per un colore rosso porpora, nette percezioni di frutta di bosco, tannini vigorosi ma avvolgenti , persistenza aromatica lunghissima.

Si abbina benissimo a pasti a base di salsa rossa e carboidrati, carni rosse alla griglia,, formaggi sia semi stagionati che stagionati.

Il bianco si caratterizza per un colore giallo paglia con sfumature dorate, profumi floreali e fruttati , gusto ricco con felice equilibrio tra morbidezza e freschezza e buona persistenza aromatica.

Ottimo come aperitivo, adatto a gli antipasti e per pietanze a base di pesce, riso, carni bianche e formaggi freschi.

Il Casavecchia è un vitigno dalle origini pressoché sconosciute. Se si esclude la storia popolare che fa riferimento ad una pianta vecchia ritrovata presso un rudere di Pontelatone e sopravvissuta alle epidemie di oidio e filossera, ci rimane veramente poco. Alcuni autori ipotizzano che il trebulano e che proveniva da Trebula, attuale Treglia di Pontelatone, elogiato da Plinio come un vino italico molto pregiato, fosse proprio il Casavecchia. La coltivazione di tale vitigno ripresa agli inizi del 900 , si è diffusa rapidamente nei territori di Pontelatone, Formicola, Castel di Sasso, Piana di Monte Verna, Caiazzo, Ruviano e Castel Campagnano. 

Tale vitigno era già presente in tutte le vecchie vigne all'origine della Tenuta Campagnano.

Il grappolo è grande ma è molto spargolo per cui si tiene ben asciutto difendendosi egregiamente dall'attacco di malattie. La resa per ettaro negli allevamenti a Guiot è bassa circa 60- 70 q.li ettaro.

Il vino che si ottiene ha un colore rosso rubino tendente al granato, profumo di frutti di bosco con sentori di mandorla e caffè, il gusto vellutato grazie a tannini accattivanti, e una lunga persistenza aromatica.

Il titolo alcolometrico raggiunge facilmente 13 % Vol

Abbinamenti ideali: piatti a base di salsa rossa e carboidrati, carne o cacciagione e formaggi stagionati. Va servito a temperature intorno ai 18 gradi. Preferibile breve ossigenazione.